O bianco o nero

E così arrivò anche l’epoca in cui il Capo del Mondo decise di togliere i grigi.
Ma solo dalle città. I ragazzi non lo seppero subito,
i ragazzi erano al mare.
Fu quando tornarono.
Toccò ai ragazzi ritirare la lettera in casella.
C’era tanto di timbro del Comune,
roba da incuriosire persino loro.
Incominciava con un fraterno “caro cittadino”.
Seguiva una serie di indicazioni sul come. E cioè: i cari cittadini
avrebbero potuto decidere tra due soluzioni soltanto.
O A o B.
O bianco o nero.
Niente grigi, niente mezze misure.
Niente cacche di cane e piccioni sul sagrato?
Bene, via tutti gli animali dalla città.
Non più rondini, neppure un gatto a giocare con il filo.
Traffico difficoltoso e inquinante? Via tutto.
Si torna a camminare. Sei ore a piedi da periferia a periferia.
Troppo poca luce nelle strade? La città illuminata a giorno.
Lavavetri? Neanche l’ombra. Una sola razza. Tutti gli uomini uguali.
Ma uguali proprio: stesso naso, stessa bocca, stesso colore degli occhi.
E tutti che ci vedono benis
Obbligo di fare amicizia nel condomìni dove la gente finalmente si caga.
Dirimpettai che ti entrano alle tre di notte soltanto per prendere una bustina di camomilla.
Senza bussare. Se qualcuno sgarra e ti ruba mille lire pena di morte.
Se tu ti ribelli e non lo fai entrare pena di morte.
Niente grigi. Via i muri. Le case di vetro. Esagerare, via i tetti.
Basta pioggia che allaga le strade. Non più una goccia.
Molto sole. Tantis
Sole a svelare ogni angolo della città.
E donne bellissime perfette tutte uguali, identiche.
E uomini perfetti e identici. Alle donne. E le donne agli uomini.
Lavoro. Tanto lavoro, per tutti. Ventiquattr’ore al giorno.
Oppure gioco, uguale. Ininterrotto, fino allo sfinimento.
Ma quale sfinimento? Salute totale o morte,
mai un dubbio, certezze inequivocabili.
La lettera diceva proprio così. Sarebbe bastato scegliere l’opzione.
O bianco o nero.
Era il regalo che il Capo del Mondo faceva per il Grande Rientro.
A evitare agli uomini quelle solite angoscianti incivili contraddizioni.
A evitare sofferenze e compromessi.
Vere e proprie perdite di tempo in questo mondo così ansioso di andare in fretta e bene.
Opzionare il desiderato. O l’uno o l’altro. Cliccare qui.
Decidere la propria vita senza dubbi né ritorni.
Niente più lotta, dibattito, complicità, contraddizione,
incazzatura, partecipazione.
I ragazzi si guardarono in faccia. Non vi fu neppure bisogno di parlare.
Stracciarono la lettera. Presero l’auto e se ne uscirono dalla città.
Altri, molti, fecero come loro.
Si ritrovarono in collina pieni di contraddizioni ma col piacere di discutere.
Era da lì che sarebbe ricominciato tutto. Lottare per riconquistare i grigi.
Per avere il piacere di cambiarla noi, la realtà.
Con le nostre incapacità, ma senza deleghe.
Chissà quando, ma prima o poi
il Capo del Mondo sarebbe stato definitivamente battuto.
-Smemoranda-
Pensando a Luca, che inevitabilmente è riuscito a colorare un anno della nostra fugace vita.
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Il sole.

Ancora lui.
Afflitto, sorride.
Siamo avvolti nelle lacrime:
la sua [irraggiungibile] felicità.

Procedo.
Un passo dopo l’altro.
Un piede davanti all’altro.
Sospesa nell’eternità che sembra un attimo.
L’eternità della nostra vita.
Quanto è lungo il cammino...
Ci sarai
come una fotografia
dai contorni incerti
e’ questa vita
la mia
la trovo in un cassetto
e poi ogni giorno
dentro gli occhi tuoi
parlami di come la fortuna aspetta
e tienimi tra le tue braccia
ancora per un po’
dimmi che tu ci sarai
quando il tempo su di noi
avrà ormai lasciato
segni che non vuoi

dimmi che tu ci sarai
quando la malinconia
vestirà i ricordi
della vita mia
toglierò la polvere
laverò le lacrime
che tu
non vuoi
ogni goccia
è una poesia
che non ho sentito andare via
spiegami le cose che non ho capito
e svegliami se senti freddo
vedi, sono qua
dimmi che tu ci sarai
quando il tempo su di noi
avrà ormai lasciato
segni che non vuoi
dimmi che tu ci sarai
quando la malinconia
vestirà i ricordi
della vita mia
le cose che non voglio perdere
volti che non ho rivisto mai
le parole dette e poi
quelle che ho nascosto
e che non sai
e non stancarti mai
dimmi che tu ci sarai
quando il tempo su di noi
avrà già lasciato
segni che non vuoi
che non vuoi.
-Francesco Renga-