alleportedellanotte alle ore 16:09
venerdì, 17 settembre 2004

  

Troppo assente,

  mi sono incamminata.

  Mi hanno e mi sono

  messa alla prova: ho vinto.

 

  Mi chiedo se queste

  gocce di pianto

  siano

  esultanza o bruciore.

 

 

 

Ecco,

ciò che è passato

non tornerà più.

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alleportedellanotte alle ore 16:19
lunedì, 13 settembre 2004

L'ottimismo rallenta l'invecchiamento


 

Secondo due studi universitari Usa

(ANSA)-ROMA, 13 SET-Pensare positivo ed abbandonare le idee sulla vecchiaia vista come un periodo di declino aiuta ad affrontare meglio l'eta' che avanza. Lo hanno dimostrato due studi Usa. Il rischio di infermita' e fragilita' fisica in tarda eta' e' tanto piu' alto quanto meno ottimistica e' la visione della vita e del futuro, ha rilevato lo studio condotto dalla University of Texas Medical Branch. Alle stesse conclusioni e' arrivata l'universita' del North Carolina.


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alleportedellanotte alle ore 17:16
giovedì, 02 settembre 2004

Prima o poi il momento di tornare arriva per tutti. Non lo si può fraintendere: si insinua sottilmente, fa capolino nei pensieri come una possibilità, si trasforma in emergenza. Un odio profondo per tutto quello che ricorda gli spostamenti. Bisogna tornare, bisogna farlo necessariamente, e alla svelta.

 

Arriva anche per Mimosa. Un mattino, immobile sotto il tabellone degli orari alla Gare de Lyon, sente uno strano solletico. “Il vento del Nord”, direbbe qualcuno. Non c’è più tempo, è ora di salpare. Veloce, su un vagone qualsiasi di quel treno che le promette la sua città. Finalmente.

Il viaggio non finisce mai. Non c’è istante più lento di quello in cui si aspetta qualcosa. Ecco, ci siamo. Fuori dalla stazione, a destra, la fermata dei taxi. Mi ricorderò ancora dov’è casa? si chiede mentre cerca di trascinare la valigia sulla grande piazza vuota. Una decina di minuti e.. è fatta! Una Mimosa nuova scende dalla macchina bianca, respirando più che può per riappropriarsi di quello che ha perso. Non riesce a non fremere, eccitata com’è, desiderosa come mai di spingere la pesante porta del palazzo. Chissà se l’hanno fatta riparare. Inciampa nella valigia, per la fretta. Si ferma e scoppia a ridere, felice come una bimba che ha ricevuto ciò che voleva.

 

Dopo un po’ si accorge di lui. Come al solito. Ci vuole sempre tempo per notare le persone.

Due occhi troppo piccoli, le dita troppo sottili. Dio, come sei cambiato. Non ti avrei mai lasciato se avessi saputo. Appena un anno prima – sì, sembra così poco ora – quella storia, di amore, di dolore. Dio, non me l’aspettavo. No, non è stato come pensi tu. Cos’è quello sguardo? Cosa ti aspetti da me? Vuoi che venga a stringerti la mano come facevo allora? No, non posso più. Capisci, il mondo.. Ho paura di incontrare i tuoi occhi. Ho paura solo a pensarti. Qui, davanti a me.. credi di farmi paura? Sei venuto a vendicarti? Scusa, sì, questo te lo devo dire. Immagino che tu abbia sofferto. Ma credimi, anch’io. Parole mute, vero? Facciamo il conto delle lacrime? Forza, sono pronta.. non ho paura. Combattiamo, come stupidi. Io ti addosso la colpa. Sei stato tu. Io non c’entro nulla. Lo sai questo, vero? Lo sai? Dio, rispondi, almeno..

 

Niccolò fissa quegli occhi, così trasparenti. Proprio come se li ricordava. Chissà cosa stai pensando, Mimosa.

 

Non li distoglie più i suoi occhi, Niccolò. Finché si fa sera, finché le luci nella strada iniziano a farsi più accecanti. È allora che si decide. «Bentornata, Mimosa» sospira. «Ti ho aspettato. Un anno, davanti a questa porta. Ma lo sapevo». E sorride.

 

Mimosa non fa in tempo a chiedersi che cosa sapeva, lui. Gli ha già preso la mano, in lacrime, correndo lo trascina dentro la pesante porta, e poi via, più veloci del tempo che li voleva dividere, per sempre.

 

Chissà se se n’è accorta: il portiere, ieri, ha fatto riparare la porta.

Come se sapesse già, lui.

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